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Il Sud Sudan è stato l'ultimo stato africano a vedere la luce: è nato solo un anno e mezzo fa, ma i cambiamenti sperati, per ora, sono solo sulla carta. Si stima che il 47% della popolazione sia malnutrita e meno della metà dei bambini in età scolare frequentino la scuola. Per non parlare dell'alfabetizzazione femminile, solo il 16%, e la mortalità infantile è la più alta al mondo.

Nonostante lo sconforto di questi dati, Yom, che vive nella periferia di Rumbek, al centro del Sud Sudan, è un po' il simbolo di una possibile riscossa. Ha meno di 40 anni e 4 figli che manda a scuola regolarmente. Ha però pagato cara questa decisione: il marito se n'è andato perché in contrasto con questa scelta e non provvede alla loro istruzione. Ma la vera sorpresa di questa donna è che ha spinto così tanto le sue figlie a studiare che Monica, la più grande, 18 anni, è una delle poche del suo villaggio a frequentare la scuola superiore e Rosse, 14, sta seguendo le stesse orme. Yom frequenta la settima classe primaria e ogni giorno si reca a scuola con i due figli più piccoli. "Ho capito subito che studiare mi apriva la mente e stavo meglio. Quando ho conosciuto il CEFA, i suoi volontari mi hanno sempre spronato a farlo. Giulio e Gabriella ci hanno anche fatto capire che se avessimo coltivato in modo più ragionato, avremmo vissuto meglio. Hanno proprio portato un cambiamento nella nostra comunità. Prima coltivavamo solo arachidi, ma non bastava per sfamare tutta la famiglia. Con la loro formazione - a scuola l'agricoltura è diventata materia scolastica - riusciamo a coltivare più verdure e quelle che non mangiamo le vendiamo al mercato. Prima guadagnavo 50 pound e dovevano durarmi per un mese, oggi, invece, guadagno anche fino a 300 pound, dipende sempre dalla varietà di verdure che riesco a produrre e a vendere", spiega Yom.

"Anche con i bambini il CEFA è stato gentile. Ha dato loro penne, quaderni e ha portato l'insegnante in quest'area, provvedendo al suo stipendio. Ora quando guardo al futuro, mi sembra tutto più semplice".
La prossima sfida del CEFA è portare acqua in almeno 8 scuole della contea. Costruire un pozzo è l'unica fonte di acqua pulita – la pulizia dell'acqua è garantita dalla profondità –", dice Gabriella che segue il progetto. "Nelle scuole serve perché i bambini – ma anche tutti gli adulti come Yom che hanno deciso di frequentare la scuola – possano bere, lavarsi la mani dopo aver usato la latrina e perché le cuoche possano cucinare per la mensa. Senz'acqua, i bambini non si laverebbero le mani, per bere dovrebbero allontanarsi chissà di quanto, le cuoche userebbero l'acqua raccolta magari in un pozza ai bordi della strada!
Scavare un pozzo costa intorno agli 8000 euro", spiega Gabriella, "i prezzi oscillano vertiginosamente perché dipendono dalla disponibilità dei materiali e dal prezzo della benzina, che è molto instabile; in alcune aree è facile scavarlo, in altre (tipo Pancuai), sono mesi che lottiamo perché qualcuno ci scavi un pozzo, ma nessuno ci vuole andare perché è una zona remota. Anche il Water Department, statale, continua a rinviare. Speriamo che con la fine della stagione delle piogge non inventino più scuse!". L'evento Tu DOVE SEI? in Piazza Maggiore a Bologna, lo scorso 14 ottobre, ha avuto proprio questo scopo: far conoscere questo paese sconosciuto e dare concretezza, con la costruzione degli 8 pozzi, per offrire dignità alle nuove generazioni e iniziare finalmente a dare qualche segno concreto di cambiamento.

 

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